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Source: Gazzetta.it
Quotidiani
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Source: Il Fatto Quotidiano
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Votata all'unanimità, al dossier vincitore 500mila euro dal ministero della Cultura
Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
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Source: Repubblica.it
Giornali Sportivi
Massimo D’Alema – Eravamo comunisti
- Dettagli
- Published on Giovedì, 22 Ottobre 2026 09:53
- Scritto da Andrea Turetta
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C’è stato un tempo in cui la politica era una scelta di vita. Massimo D’Alema racconta quel tempo dall’interno: la famiglia comunista, il Pci, il Sessantotto, Berlinguer, il terrorismo, il compromesso storico, la fine di una stagione. La storia di una generazione che ha creduto nella politica come destino collettivo. Massimo D’Alema nasce dentro una famiglia comunista prima ancora che dentro un partito. Il padre Giuseppe, partigiano e dirigente del Pci; la madre Fabiola, cresciuta nella Roma antifascista; le case del popolo, Botteghe oscure, i Pionieri, le sezioni, i congressi, le lotte operaie. Prima di essere una scelta politica, il comunismo è un mondo: una lingua, un’educazione, un’appartenenza, un modo di guardare la vita. Per la prima volta D’Alema torna alle origini di quella storia, intrecciando memoria personale e vicenda collettiva. Dall’infanzia romana al trasferimento a Genova nei giorni della rivolta contro il governo Tambroni; dalla formazione politica nel segno dell’antifascismo al Sessantotto pisano; dalla Primavera di Praga al conflitto tra movimento e partito; dagli anni della Fgci alla stagione drammatica del terrorismo, del compromesso storico, del rapimento Moro, della crisi della solidarietà nazionale. Il risultato non è però un libro di memorie, ma qualcosa di diverso: il racconto di un’Italia in cui la politica era ancora una forma della vita, una disciplina, una passione, un destino. D’Alema attraversa luoghi e figure centrali della storia repubblicana – Togliatti, Longo, Amendola, Berlinguer, Ingrao, Napolitano, Rossanda, Pajetta, Occhetto – senza indulgere alla celebrazione, ma restituendo il peso umano delle scelte, delle fratture, delle illusioni e degli errori. Lontano dall’essere un esercizio di nostalgia, Eravamo comunisti è il tentativo di capire che cosa abbia significato appartenere a una grande cultura politica del Novecento: una cultura capace di educare milioni di persone alla partecipazione democratica, ma anche segnata da contraddizioni profonde, da fedeltà difficili, da appannamenti, da sconfitte. Fino alla fine di un mondo, quando il crollo del comunismo reale e la svolta della Bolognina imposero alla sinistra italiana di misurarsi con la domanda più radicale: che cosa resta di una storia quando il nome che l’ha tenuta insieme non può più essere pronunciato allo stesso modo?
Eravamo comunisti di Massimo D’Alema è un'opera di memorialistica politica e personale, ma parimenti un'analisi sul legame tra ideologia, affiliazione e vicenda collettiva. Attraverso la narrazione del proprio percorso di crescita, D’Alema delinea l'universo del Partito comunista italiano e restituisce il ritratto di un'epoca in cui la politica non era soltanto un'occupazione pubblica, bensì una scelta di vita assoluta, in grado di improntare l'educazione, i legami, il pensiero e perfino la sorte del singolo.
Il punto di avvio è la sfera familiare. Ancor prima dell'adesione al Pci, il comunismo costituisce per D’Alema un universo umano e culturale: il padre Giuseppe, partigiano e quadro dirigente comunista; la madre Fabiola, vincolata alla tradizione antifascista romana; le sezioni, le case del popolo, i circoli, i Pionieri, i congressi. Il partito si manifesta come una vera collettività, corredata da un proprio linguaggio, riti, stipulazioni etiche e punti di riferimento. Questa sfaccettatura interpersonale e quotidiana rappresenta uno degli elementi più stimolanti dell'opera, poiché consente di interpretare il comunismo italiano non solo in quanto dottrina, ma come vissuto effettivo sperimentato da intere generazioni.
D’Alema ripercorre il passaggio dall'infanzia alla maturazione politica ripercorrendo alcune delle principali tappe della storia italiana del secondo dopoguerra. Il trasferimento a Genova nei giorni dei moti contro il governo Tambroni, l'impronta antifascista, il Sessantotto pisano, la Primavera di Praga, gli anni della Federazione giovanile comunista, la fase del terrorismo e il sequestro di Aldo Moro costituiscono parimenti snodi di crescita personale e di confronto con una realtà sempre più articolata.
Particolarmente rilevante è il legame con il Sessantotto. D’Alema ne comprende la carica, la spinta alla democratizzazione e la volontà di rinnovamento, ma pure l'attrito con la struttura gerarchica del partito. Da una parte si collocano i giovani che esigono inedite modalità di coinvolgimento e contestano l'autorità e le rigidità; dall'altra un'organizzazione abituata al rigore, alla continuità e alla responsabilità d'istituto. La contrapposizione tra movimento e partito diventa così una delle questioni chiave del racconto, poiché anticipa alcune delle tensioni che contrassegneranno la sinistra italiana nei decenni a venire.
Il saggio dedica ampio spazio anche ai personaggi che hanno improntato la storia del Pci e della Repubblica: Togliatti, Longo, Amendola, Berlinguer, Ingrao, Napolitano, Rossanda, Pajetta e Occhetto. D’Alema non li delinea semplicemente come simboli politici, ma come protagonisti di una vicenda fatta di scelte gravose, divergenze di vedute, passioni e doveri. Il ritratto di Berlinguer, in special modo, assume un ruolo prioritario: la sua figura appare affiancata alla ricerca di una strada autonoma del comunismo italiano, al tentativo di instaurare una relazione nuova con l'alveo democratico occidentale e alla drammatica fase della solidarietà nazionale.
Uno dei temi di maggior impatto del volume è infatti il compromesso storico. D’Alema ne ricostruisce le ragioni e i limiti, sullo sfondo della violenza e della crisi della democrazia italiana. Il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro segnano una spaccatura irreversibile, non solo per la politica nazionale, ma anche per le speranze di un'eventuale intesa tra le grandi matrici culturali del Paese. Il terrorismo diffonde un clima di apprensione e diffidenza, rendendo più arduo qualsiasi progetto di trasformazione politica.
Il pregio del libro non risiede esclusivamente nelle notizie o nelle memorie che offre, ma soprattutto nel modo in cui ambisce a coniugare la vicenda individuale con il cammino collettivo. D’Alema non illustra semplicemente la propria carriera: descrive l'evoluzione di una generazione che riponeva fiducia nella politica come destino condiviso. La militanza viene ritratta come rigore, studio, abnegazione e partecipazione attuativa. Era un'attività che esigeva impegno e risorse, ma che forniva altresì un forte senso di coesione e di utilità sociale.
L’Autore:
Massimo D’Alema è nato a Roma il 20 aprile 1949. Dopo la maturità classica, ha studiato alla Normale di Pisa. Giornalista professionista, ha collaborato con “Città futura”, “Rinascita” e “L’Unità”, di cui è stato direttore dal 1988 al 1990. Tutta la sua carriera è caratterizzata da un’intensa attività politica. E’ stato membro del Fgci, poi del Pci e. dal 1998 al 2000, ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio dei ministri. E’ stato segretario del Pds, poi del Ds, ha ricoperto la carica di ministro degli Esteri e di vicepresidente del Consiglio nel governo Prodi, nonché di presidente del Copasir. E’ presidente della Fondazione Italianieuropei.

Eravamo comunisti
di Massimo D'Alema
Marchio: Giangiacomo Feltrinelli
Data d’uscita: 6 Ottobre 2026
Collana: Scintille
Pagine: 256
Prezzo: 19,00 €
ISBN: 9788807175466
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