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Sono due milioni gli italiani che finiscono in una setta. Nel suo nuovo libro il giornalista Stefano Nazi racconta le[…]
Source: Repubblica.it
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Source: Il Fatto Quotidiano
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Source: Il Fatto Quotidiano
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Bonino in un'intervista con l'ANSA nel maggio 2018: "La legge 194 positiva, ma va migliorata"
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Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
Giornali Sportivi
Antonio Iovane – L’italianissimo
- Dettagli
- Published on Venerdì, 11 Settembre 2026 15:48
- Scritto da Andrea Turetta
- Visite: 22
Un romanzo che racconta, tra realtà e finzione, Pertini l’italianissimo, un uomo aureolato di storia che cerca disperatamente un ponte tra passato, presente e futuro, lo specchio in cui guardarci per provare a capire come rinascere oggi. È il 29 giugno 1985, l’ultimo giorno da presidente della Repubblica per Sandro Pertini, e nel cortile d’onore ministri, corazzieri e personale del Quirinale sono schierati per salutarlo con un commiato solenne. Solo che Pertini non si presenta. Non è nel suo studio. Sembra scomparso. Quando, dopo una lunga ricerca, viene ritrovato, il capo dello Stato annuncia con la consueta fermezza: Ho deciso di restare. Il Paese, dice, ha ancora bisogno di lui. La prevista giornata degli addii diventa un giro di giostra tra discorsi a reti unificate, i litigi con la moglie Carla e col segretario generale Antonio Maccanico, gli incontri con Eugenio Scalfari, Bettino Craxi e papa Wojtyla, i confronti a distanza sempre più ravvicinata con gli amici e i ricordi di una vita che non smette di interrogarlo. Che farà, Sandro Pertini? Davvero è deciso ad asserragliarsi al Quirinale? Prendendo spunto da un episodio reale – il ritardo al saluto in chiusura del suo settennato – Antonio Iovane costruisce un romanzo tra realtà e finzione per raccontare Pertini l’italianissimo, un uomo aureolato di storia che cerca disperatamente un ponte tra passato, presente e futuro, lo specchio in cui guardarci per provare a capire come rinascere oggi.
Attraverso l’opera L’italianissimo, Antonio Iovane offre un racconto singolare ed evocativo attorno alla figura di Sandro Pertini, convertendo un aneddoto storico in un pretesto letterario per interrogarsi sul nostro Paese, il ricordo collettivo e il valore dell’impegno civile.
Come anticipato, tutto ha luogo il 29 giugno 1985, al termine del settennato alla guida dello Stato. Nel cortile principale del palazzo presidenziale ogni dettaglio è allestito per i saluti finali: esponenti del governo, militari d'onore e funzionari rimangono in attesa dell'uscita del Capo dello Stato. Tuttavia, Pertini non compare. È assente dalla propria scrivania e non risponde ai tentativi di contatto. Il cerimoniale ufficiale sfocia così in un enigma, quasi una digressione rispetto agli eventi ufficiali. Quando finalmente viene rintracciato, lo statista spiazza la platea asserendo la volontà di non cedere il passo: «Ho deciso di restare». La nazione, afferma, ha ancora bisogno della sua guida.
Muovendo da questo presupposto, Iovane dipana ventiquattrore in bilico tra cronaca e finzione, dove la scansione temporale si dilata e la sede della Presidenza si tramuta nel palcoscenico di un'estrema, simbolica contesa. Pertini intesse confronti con la consorte Carla, con il segretario generale Antonio Maccanico, oltre che con Eugenio Scalfari, Bettino Craxi e Papa Giovanni Paolo II. Ogni scambio concorre a tratteggiare non solo la veste pubblica, ma l'indole intima dell'uomo: tormentato, fiero, d'impulso, restio ad assecondare passivamente il proprio congedo.
Il protagonista riscoperto da Iovane incarna un'italianità autentica, come suggerisce l'opera stessa. È indissolubilmente legato alla nazione poiché racchiude in sé le ambivalenze del Paese: l'ardimento e la vulnerabilità, la passione democratica e la predilezione per la drammatizzazione, il valore dell'equità e la brama di legittimazione. È una figura cinta dal mito, eppure tutt'altro che pacifica. Al contrario, proprio l'eredità degli anni trascorsi sembra ostacolarne l'inclinazione ad arrendersi alla quotidianità.
La narrazione non mira a tracciare una ricostruzione biografica canonica né un saggio storico. L'autore trae spunto da una circostanza reale per impiegarla quale meccanismo espressivo. L'inconveniente del ritardo assume una valenza metaforica: la massima carica non vuole distaccarsi dal Quirinale perché riluttante ad abbandonare un'Italia percepita come incompiuta. La sua opposizione all'addio equivale ad un quesito rivolto all'intera comunità: che cosa sopravviverà a questa stagione? E soprattutto, chi dimostrerà la capacità di raccogliere un simile lascito?
Tra le pieghe più interessanti della narrazione emerge la dialettica tra memoria e attualità. Pertini ripercorre l'esistenza trascorsa, la lotta contro il regime, la prigionia, la stagione partigiana e il lungo percorso istituzionale. Ciononostante, questi tasselli non costituiscono sterili commemorazioni, bensì incognite aperte, lacerazioni mai del tutto risanate, grimaldelli tramite cui il protagonista tenta di decifrare il presente. La storia trascorsa non viene raffigurata come un’epoca aurea da rimpiangere, ma quale fardello complesso da amministrare.
Lo snodo narrativo progredisce per mezzo di audizioni, serrati scambi e frizioni. I contrasti con la moglie Carla e con Maccanico spogliano il personaggio della sua patina monumentale, rendendolo umano. Pertini non incarna unicamente il Capo dello Stato acclamato dalla popolazione, simbolo di schiettezza e prossimità alla gente; rivela anche i tratti di un individuo ostinato, irrequieto, a tratti ostico da indirizzare. Il suo valore convive col desiderio di dominio e con la sottile angoscia del vuoto che si spalanca al tramonto del potere.
Al contempo, le figure di contorno concorrono a comporre un affresco articolato dell'Italia degli anni Ottanta. Scalfari, Craxi e Wojtyla danno voce a sfere distinte: l'informazione, l'arena politica, la fede. Attraverso tali interlocuzioni, il libro evoca una nazione attraversata da fermenti, attese e mutamenti. Il Paese di Pertini sfiora ormai la stagione del disincanto, pur preservando il margine per figurarsi una rinascita condivisa.
La scrittura di Iovane si rivela incalzante, scenografica e marcatamente improntata al dialogo. Gli eventi procedono al ritmo di una commedia di costume politico, dove sotto l'intelaiatura brillante affiora una costante nota malinconica.
L’Autore:
Antonio Iovane è nato il 18 maggio 1974 a Roma, dove vive. Con minimum fax ha pubblicato il romanzo Il brigatista (2019) e La seduta spiritica (2021). Per Mondadori sono usciti, nella collana Strade blu, Un uomo solo (2022), sulle ultime ore di Luigi Tenco, e Il carnefice (2024), la storia di Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine. Realizza podcast per OnePodcast (Nera, Il cielo sopra Ustica, Operazione Portobello). Per la tv è autore del programma Blu notte.

L’Italianissimo
Antonio Iovane
Mondadori
Genere: Romanzi storici
ISBN: 9788804803096
156 pagine
Prezzo: € 18,00
Cartaceo
In vendita dal 1 settembre 2026
Per ulteriori info:
https://www.mondadori.it/libri/litalianissimo-antonio-iovane/

