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Source: Gazzetta.it
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Source: Gazzetta.it
Quotidiani
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Abitazioni senza elettricità, alberi caduti e anche un morto nel Regno Unito. Le violente tempeste che si sono abbattute oggi[…]
Source: Il Fatto Quotidiano
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Source: Repubblica.it
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Battuto anche in casa 0-3 dal Bournemouth è sedicesimo in classifica, con appena sette punti. Carrick è amato dai tifosi,[…]
Source: Repubblica.it
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A Savona cinque chilometri di vestitini per ricordare i bambini uccisi a Gaza
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Cinque chilometri di vestitini. Così a Savona 80 realtà del territorio, tra associazioni, sindacati, organizzazioni religiose, scout e partiti, hanno[…]
Source: Il Fatto Quotidiano
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Centuripe, il borgo siciliano a forma di essere umano
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Le riprese aree del "gigante" disteso sulle colline dell'Ennese
Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
Giornali Sportivi
Federico Fubini – Imperi allo specchio
- Dettagli
- Published on Mercoledì, 09 Settembre 2026 16:55
- Scritto da Andrea Turetta
- Visite: 117
Pochi giorni dopo la morte di Leonid Brežnev, leader di un’Unione Sovietica ormai al tramonto, i funzionari del Cremlino fanno una strana scoperta. In un cassetto, tra le sue carte, spunta una lettera scritta quattordici anni prima da Jurij Andropov – l’ex capo del KGB destinato presto ad arrivare al vertice del partito – in cui questi prevedeva «entro circa quindici anni» il collasso del socialismo reale. Poche profezie storiche si sono rivelate così accurate. E anche per questo la missiva di Andropov solleva interrogativi che ci riguardano da vicino. Perché nella nostra parte di mondo – quella della democrazia liberale e dell’economia di mercato – stiamo vivendo qualcosa di simile a ciò che travolse il blocco sovietico quasi quarant’anni fa. Quanto sta accadendo attorno a noi è quindi l’equivalente occidentale della caduta del Muro di Berlino? E quali segni del nostro declino abbiamo finto di non vedere, chiudendoli in un cassetto come fece Brežnev? Nel suo nuovo libro, Federico Fubini ricostruisce decenni di intrecci rimasti nell’ombra tra la Russia post-sovietica e gli Stati Uniti. L’illusione americana di trasformare l’ex rivale in una democrazia capitalista scivola presto in errori, abusi e scandali che coinvolgono persino i grandi economisti di Harvard. Ma tutto resta avvolto nel silenzio. È così che la catastrofe sociale della Russia «democratica» finisce per ricordare quella della Germania prima di Hitler. Come allora, la potenza vincitrice ha le sue responsabilità: i consigli giunti dall’America hanno contribuito al disastro economico e umanitario che ha aperto la strada a Vladimir Putin. Fino al ribaltamento dei ruoli, in cui è la Russia a offrire il modello che l’America è arrivata inconsciamente a adottare, sostituendo la società aperta con un’oligarchia plutocratica e politici disposti a tutelarne gli interessi. Donald Trump è solo il caso più eclatante. Dato il nostro debito verso la democrazia americana, conoscere la vicenda di questi due grandi «imperi allo specchio», più simili di quanto entrambi osino ammettere, è fondamentale, perché riguarda il futuro di tutti noi.
Imperi allo specchio di Federico Fubini si configura come un saggio di storiografia contemporanea, macroeconomia e geopolitica che accosta due superpotenze apparentemente antitetiche: l’Unione Sovietica nella sua fase crepuscolare e gli odierni Stati Uniti. Tale comparazione non mira ad asserire la perfetta sovrapponibilità dei due ordinamenti, bensì a far risaltare alcune analogie inquietanti nelle dinamiche di sfaldamento, nel disfacimento del consenso civico e nelle mutazioni delle classi dirigenti.
Come anticipato, l'opera prende il via da un aneddoto emblematico: a breve distanza dalla scomparsa di Leonid Brežnev, tra i suoi documenti personali viene rinvenuto un carteggio redatto da Jurij Andropov diverso tempo prima. In quel testo l’ex vertice del KGB pronosticava l’implosione del blocco sovietico nel giro di un quindicennio. Tale presagio si sarebbe dimostrato straordinariamente esatto. Fubini impiega questo fatto storico come espediente narrativo: persino gli apparati più imponenti possono celare, all'interno delle proprie istituzioni, la lucida percezione del deterioramento che li sta consumando.
Muovendo da questo evento, il giornalista si interroga sullo stato di salute della civiltà occidentale attuale. L'interrogativo cruciale è deliberatamente provocatorio: i fenomeni in corso nelle democrazie d'impronta liberale mostrano tratti assimilabili a quelli che condussero all'abbattimento del Muro di Berlino? Fubini non formula un vaticinio catastrofista di maniera, né sostiene che Washington e l'Europa siano fatalmente destinate a disgregarsi come l’URSS. Piuttosto, sollecito ad analizzare le spie d'allarme di un potenziale decadimento: disparità crescenti, frammentazione del tessuto sociale, disaffezione verso le istituzioni, impoverimento del ceto medio e monopolizzazione del capitale.
Un nucleo rilevante della pubblicazione approfondisce le relazioni intercorse tra la Russia post-comunista e gli Stati Uniti. Concluso il confronto bipolare, una schiera di analisti ed esperti d'oltreoceano concepì l'illusione di poter convertire rapidamente il contesto russo in una democrazia fondata sul libero mercato. La transizione al capitalismo si svolse tuttavia in modo convulso e disordinato. Le dismissioni statali, lungi dal generare un'economia prospera e pluralista, favorirono l'ostentazione di compagini oligarche potentissime, il collasso di interi comparti industriali e un'acuta sofferenza sociale.
Fubini ripercorre tale fase storica con minuzia di dettagli, evidenziando come i precetti economici applicati abbiano sortito esiti diametralmente opposti rispetto alle attese. La Russia degli anni Novanta fu martoriata da iperinflazione, disoccupazione, crollo dell'aspettativa di vita e prostrazione di vasti strati della popolazione. L'auspicio di un domani democratico e florido si tramutò, per la maggioranza degli individui, nella concreta deprivazione di stabilità, decoro e identità collettiva. In questo panorama, l’affermazione di Vladimir Putin non figura come un evento estemporaneo, bensì come la reazione autoritaria al disordine degli anni antecedenti.
Tra i passaggi più penetranti del volume risalta la riflessione sulle colpe dell’Occidente. Fubini non dipinge gli USA esclusivamente come la fazione vittoriosa del conflitto ideologico novecentesco, araldo di libertà e progresso. Mette altresì a nudo i passi falsi, le ingiustificate approssimazioni e gli interessi particolari che indirizzarono l’ingerenza statunitense nella parabola russa. L'impiego di accademici di grido e centri studi blasonati, inclusa la Harvard University, attribuisce alla vicenda un valore paradigmatico: la competenza tecnica e teorica può degenerare in dogma ideologico quando viene calata dall'alto senza l'adeguata contestualizzazione storica e sociale.
L'esito di tali indirizzi d'azione risultò essere paradossale. L’America ambiva a esportare in Russia i canoni della democrazia rappresentativa e del liberismo, ma finì per agevolare l'avvento di un assetto dominato da pochi magnati, ove opulenza e leve del comando rimanevano appannaggio di ristrette élite. Secondo Fubini, proprio quel modello oligarchico ha successivamente esercitato un'influenza contagiosa sulle medesime democrazie occidentali.
L’Autore:
Federico Fubini è inviato e editorialista di economia del «Corriere della Sera», di cui è vicedirettore ad personam. Autore di numerosi libri, da Mondadori ha pubblicato: Noi siamo la rivoluzione (2012), con cui ha vinto il Premio Estense, La via di fuga (2014) e La maestra e la camorrista (2018), con cui ha vinto il Premio Pisa e il Premio Capalbio, e L’oro e la patria (2024).

Imperi allo specchio
Federico Fubini
Mondadori
Genere: Storia, Tecnologia e Scienze
ISBN: 9788804798675
180 pagine
Prezzo: € 18,50
Cartaceo
In vendita dal 8 settembre 2026
Per ulteriori info:
https://www.mondadori.it/libri/imperi-allo-specchio-federico-fubini/

