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Christa Pike è cosciente e parla dopo essere sopravvissuta a due dosi letali di pentobarbital in Tennessee. È il primo[…]
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Quotidiani
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Sicilia, Schifani pensa alle dimissioni dopo la dura telefonata con Tajani. Ma intanto chiede un’altra poltrona garantita
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Un silenzio assordante avvolge il governatore siciliano Renato Schifani, rinchiuso tra le mura d’orate di Palazzo d’Orleans, in attesa della[…]
Source: Il Fatto Quotidiano
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Proteste in Francia, il premier Lecornu: “La rabbia degli studenti non nasce dal nulla, dobbiamo ascoltarli”
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“La rabbia dei giovani non viene dal nulla. Nessuno può restare indifferente alle angosce che esprimono”. Sono le parole che[…]
Source: Il Fatto Quotidiano
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Sospetto secondo caso di morte per peste polmonare in Russia, il Cremlino smentisce. Trump: “Non pensiamo sia un’arma biologica”
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Il presidente Usa: “A sentire loro la situazione è sotto controllo”. L’Oms chiede chiarimenti a Mosca: “La condivisione tempestiva, completa[…]
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Per Vasco a Salerno il dottorato honoris causa: 'Le parole arma potente'
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'Ora potrei anche insegnare, ma tranquilli: continuerò a fare concerti'
Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
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Stefania Corna, addio all’ex palleggiatrice di Scandicci e della nazionale: aveva 35 anni
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Ha vinto la Coppa Italia nel 2008
Source: Repubblica.it
Giornali Sportivi
Paola Di Nicola Travaglini - Era tanto un bravo ragazzo
- Dettagli
- Published on Mercoledì, 07 Ottobre 2026 12:52
- Scritto da Andrea Turetta
- Visite: 24
«Perché?» chiedevo. «È così, perché è così.» Ci sono comportamenti sbagliati, abitudini consolidate, costumi patriarcali che strisciano, nascosti, nelle viscere profonde della nostra quotidianità. Non sono, in realtà, così profonde: la maggior parte delle donne le subisce, ogni giorno e in ogni contesto. Con lo sguardo limpido e fermo di chi da anni osserva questi meccanismi nei tribunali e nella società, la giudice Paola Di Nicola Travaglini attraversa le forme manifeste e sommerse del patriarcato, illustra gli strumenti necessari per riconoscere e contrastare le ramificazioni di quel seme malato piantato nella nostra cultura, i cui frutti avvelenano la vita delle donne, mostrando come il controllo si inscriva nei linguaggi, nell’occupazione dello spazio, nelle relazioni, fino a farsi violenza psicologica e fisica. Tra dati, esperienza e responsabilità collettiva, Era tanto un bravo ragazzo è un libro che invita a cambiare sguardo, a riconoscere ciò che per troppo tempo è stato considerato normale, inevitabile, perfino invisibile. E a nominare finalmente, senza reticenze, la radice culturale della violenza maschile.
In Era tanto un bravo ragazzo, Paola Di Nicola Travaglini affronta uno dei temi più urgenti e dolorosi del nostro tempo: la violenza maschile contro le donne e la struttura culturale che di frequente la alimenta, la giustifica o la rende invisibile. L’opera non si limita a raccontare la violenza nelle sue manifestazioni più palesi, ma ne esamina le radici quotidiane e apparentemente ordinarie: il controllo, la svalutazione, il linguaggio, la limitazione della libertà e l’occupazione dello spazio.
Il titolo richiama una formula ricorrente, spesso pronunciata all’indomani di un femminicidio o di un episodio di violenza: “Era tanto un bravo ragazzo”. Un’espressione che sembra scagionare l’aggressore e spostare l'attenzione dalla vittima alla reputazione dell’uomo. Di Nicola Travaglini mette in discussione proprio questo meccanismo: il “bravo ragazzo” può essere un individuo stimato, cordiale in pubblico, integrato nella comunità e, al contempo, esercitare prevaricazione e violenza nella sfera privata. Il nodo centrale, dunque, non riguarda soltanto figure nettamente identificabili come “mostri”, ma anche condotte e mentalità profondamente radicate nel tessuto sociale.
La forza del testo scaturisce dall’esperienza dell’autrice, magistrato da anni impegnato nell’osservazione delle dinamiche di genere nei tribunali e nella società. Il suo approccio è nitido, autorevole e privo di reticenze. La materia giudiziaria non viene tuttavia trattata in modo freddo o distaccato: al contrario, dati, esperienze e riflessioni si intrecciano per dare vita a una lettura accessibile e insieme rigorosa.
Uno dei tratti più incisivi dell’opera è l’attenzione alle forme sotterranee della violenza. Prima dell’aggressione fisica, sussistono sovente, parole, minacce, ricatti, gelosie, limitazioni e atteggiamenti possessivi. Il controllo può riguardare gli abiti, le amicizie, la professione, il denaro, lo smartphone o gli spostamenti. Sono condotte che vengono frequentemente minimizzate o lette come dimostrazioni d’amore, mentre costituiscono già il segnale di una relazione basata sul potere e sulla disparità.
L’autrice evidenzia inoltre come il patriarcato non sia soltanto un insieme di concetti astratti, ma un sistema che si concretizza nella vita di tutti i giorni. Emerge nel linguaggio, nelle battute ritenute inoffensive, nei ruoli predeterminati, nella spartizione degli spazi e nelle differenti aspettative rivolte a uomini e donne. Si palesa quando l’autonomia femminile viene percepita come una minaccia, quando una donna viene giudicata per le proprie scelte o quando la responsabilità della violenza viene implicitamente scaricata sulla vittima.
Il saggio ha il pregio di sollecitare il lettore a mutare prospettiva. Non basta riconoscere la violenza quando raggiunge l'epilogo più drammatico: occorre imparare a individuarne i segnali precoci e interrogarsi su ciò che, nella quotidianità, viene ancora considerato “normale”. In quest’ottica, Era tanto un bravo ragazzo è anche un testo sulla responsabilità collettiva. La violenza non può essere derubricata a mero fatto privato o vicenda individuale: chiama in causa le famiglie, la scuola, le istituzioni, i media e la società nel suo complesso.
Particolarmente rilevante è il ruolo attribuito al lessico. Definire con esattezza i fenomeni significa renderli intelligibili. Parlare di possesso, controllo, abuso e violenza psicologica permette di sottrarre questi comportamenti all’ambiguità e alla consuetudine. Il linguaggio diventa così uno strumento di consapevolezza e di prevenzione.
Lo stile di Paola Di Nicola Travaglini è diretto, lineare e incisivo. Non cerca scappatoie emotive né cede al sensazionalismo. La sua scrittura coniuga accuratezza e coinvolgimento, offrendo al lettore strumenti per comprendere e non soltanto per indignarsi. Proprio per questo il libro risulta particolarmente incisivo: non si limita a denunciare, ma stimola a osservare con spirito critico la realtà e a riconoscere il contributo che ciascuno può offrire al cambiamento.
L’Autrice:
Paola Di Nicola Travaglini - Magistrata dal 1994, è stata presidente del Tribunale per l’emergenza rifiuti in Campania, giudice penale presso il Tribunale di Roma e consulente giuridica della Commissione sul femminicidio del Senato nella XVIII Legislatura. Attualmente è consigliera della Corte suprema di cassazione. È componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio sul fenomeno della violenza nei confronti delle donne e sulla violenza domestica, istituito presso il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ha partecipato alla redazione del Libro Bianco sulla formazione di tutti gli operatori in questa materia, con un focus specifico anche sugli stereotipi giudiziari. E’ stata insignita di diversi premi per il suo impegno contro la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere, tra cui il Premio dell’Unione Europea “Women Inspiring Europe” nel 2014… Con HarperCollins ha pubblicato: La mia parola contro la sua (2018) e la nuova edizione del saggio La giudice (2023).

Paola Di Nicola Travaglini
Era tanto un bravo ragazzo
HarperCollins
ISBN: 9791259856036
Disponibile da: 29/09/2026
Prezzo: 19,00 €
Numero di pagine: 320
Dimensioni: 140 mm x 210 mm
Per ulteriori info:
https://www.harpercollins.it/9791259856036/era-tanto-un-bravo-ragazzo/

