Riviste
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Source: Panorama
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Festa del Cinema di Roma, un corto immagina un futuro senza sigarette
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Diretto e interpretato da Sergio Castellitto, il breve film è realizzato con Philip Morris Italia. «Perché smettere», spiega a Panorama.it[…]
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Leo, lo scandalo è 2.0 "E voi che prezzo avete?"
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Leo, lo scandalo è 2.0 "E voi che prezzo avete?"L'attore romano torna al cinema con la commedia "Che vuoi che[…]
Source: Gazzetta.it
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Val Kilmer: "Non ho il cancro Douglas malinformato"
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Source: Gazzetta.it
Quotidiani
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Scontri, i sospetti dell’intelligence: “Per la chiamata in piazza utilizzato il modello Ceuta”
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Valensise, capo dell’Aisi, al Copasir: al momento nessuna prova di una mano straniera. Domani timori di saldatura con gli antagonisti
Source: Repubblica.it
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Sbarcati a Milano i 500 parà, Salvini: avranno Lince e droni. Crosetto: solo di supporto
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In dotazione ai militari casco e scudo. Fredda accoglienza delle forze dell’ordine, silenzio del Viminale. Altri 24 minori tra carcere,[…]
Source: Repubblica.it
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Le tre proposte di Travaglio al Parlamento per l’editoria: “Servono riforme per la libertà di stampa”
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“Secondo me ci sono delle riforme che possono essere fatte per migliorare ed ampliare la libertà di stampa che non[…]
Source: Il Fatto Quotidiano
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Travaglio: “Putin dietro le proteste di piazza? Le classi dirigenti europee sono detestate. Per loro è più facile dare colpa piuttosto che chiedersi perché ci odiano”
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“Possibile mai che qualunque elezione che non vada come vogliono le cancellerie europee sia stata truccata da Putin? Possibile mai[…]
Source: Il Fatto Quotidiano
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Cinema, boom di under 35 e ingressi in crescita in sala nel 2026
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Superati i 29,6 milioni di spettatori, la platea ritrova i livelli pre-pandemia
Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
Giornali Sportivi
Intervista con il cantautore vicentino Diego PETTENA
- Dettagli
- Published on Mercoledì, 31 Ottobre 2012 15:56
- Scritto da Andrea Turetta
- Visite: 972
Il cantautore vicentino Diego Pettena ha pubblicato il suo EP d’esordio intitolato “Una Felicità Qualsiasi”. Un disco composto da cinque brani inediti con sonorità particolari ed essenziali scritti dal cantautore in sinergia con l’amico, compositore e pianista Andrea Gobbo. Diverse ed importanti le collaborazioni che hanno preso parte all’EP: da Phil Mer alla batteria (Pooh, Malika Ayane) a Davide Pezzin al basso (Cristiano De Andrè, L’Aura), passando poi per il violino di Laura Masotto (Le Maschere di Clara, Maryposh), la viola di Maddalena Fasoli, il violoncello di Cecilia Gonzalez e la chitarra di Riccardo Bertuzzi. La produzione artistica è stata curata in collaborazione con Federico Pelle – The Basement Recording Studio di Vicenza. L’artista sta per intraprendere una serie di showcase di presentazione in alcune città del Veneto e regioni limitrofe. Il 20/11 sarà a Verona (c/o Kookay) mentre il 24/11 terrà un esclusivo concerto presso il Teatro Comunale di Arcugnano (VI). Ecco l'intervista gentilmente concessa dall'artista...
L’impressione è che nei brani del tuo Ep, Una felicità qualsiasi”, ci sia molta essenzialità. Questo può essere anche un modo per arrivare più direttamente al cuore di chi ascolta?
L’obiettivo è proprio questo. Sin dall’inizio di questa mia “nuova” fase solista ho sempre cercato l’essenzialità nei brani che ho proposto. Questo al fine di dare maggior spazio alle parole ed alle note; per far si che la musica torni ad essere la sola, vera protagonista. Voglio che sia la mia musica che colpisce chi ascolta, e null’altro.
Il disco è nato in collaborazione con il pianista Andrea Gobbo. Il suo è stato un apporto fondamentale per la riuscita del tutto?
Andrea innanzitutto è un amico. Un amico che conosco da molto tempo e con cui collaboro, in diverse situazioni, da ormai parecchi anni. Fondamentale è dir poco secondo me. Il suo apporto lo definirei essenziale. Senza di lui il disco, molto probabilmente, non ci sarebbe. Tre dei cinque brani che compongono l’EP sono “griffati” Andrea Gobbo. Io stesso, quando ho “svoltato” verso la carriera solista, ho pensato e mi sono rivolto a lui per iniziare questo nuovo percorso artistico.
Oggi un artista, per farsi conoscere, deve essere un po’ promoter di sé stesso?
Ne sono convintissimo. Farsi promoter si se stessi è un modo per confermare, continuativamente, che si crede in ciò che si fa. Nella situazione in cui noi artisti siamo chiamati ad operare attualmente, e con la quantità di offerta che il panorama musicale – nel mio caso – offre, è necessario, a mio avviso, continuare ogni giorno a comunicare ciò che si fa, come lo si fa, cosa si intende trasmettere. Da questo punto di vista chi si ferma è perduto. Forse è un po’ la pecca di alcuni artisti (e mi ci metto dentro anch’io).
Credi si scrivano ancora ottime canzoni al giorno d’oggi o siamo in una fase abbastanza statica?
Statica direi proprio di no. Ripeto: con l’offerta che c’è in giro di canzoni di ottimo livello ce ne sono tantissime, basta saperle scovare. Ma i mezzi ci sono tutti.
In linea di massima, come nasce un tuo brano?
Non c’è uno standard predefinito. Come ho detto prima, c’è forte collaborazione con Andrea Gobbo che ha scritto, e continua a scrivere, molti dei pezzi che interpreto. Ci conosciamo da anni; lui – che scrive canzoni da più tempo rispetto al sottoscritto – ha una vena compositiva davvero invidiabile. Ormai mi conosce bene, sa quali note prediligo e anche su quali tematiche do il meglio dell’interpretazione.
Per quanto riguarda la composizione, ripeto, non c’è uno standard. Quando scrivo io capita spesso che parta da un argomento che mi sta a cuore, o che sviluppi un’idea dopo aver letto un libro e così via.
Riesci a comporre con facilità o ogni parto creativo richiede un certo tempo?
Diciamo che, per quanto mi riguarda, i “parti” – come li chiami tu – sono sempre abbastanza lunghi. Dipende sempre da come sto in un dato periodo, dagli impegni e dalle “distrazioni” che possono turbare la mia vena compositiva. Ci sono momenti in cui ho tanto da dire ma non riesco a costruire qualcosa di ascoltabile; momenti in cui, invece, tutto fila via automatico e possono nascere anche due o tre canzoni in poco tempo. E ci sono anche momenti in cui non ho niente di particolare da comunicare per cui me ne sto in silenzio (compositivo, si intende). È la vita che è fatta così.
Nel mondo della musica, credi ci sia spazio per la meritocrazia?
Dipende da cosa intendi per “mondo della musica”. Se fai riferimento alla musica come “giro di affari” dico che i presupposti per il successo sono diversi e che non necessariamente fra questi ci debba essere la meritocrazia. Volenti o nolenti è così, è un dato di fatto. In questo contesto vivere di musica, facendo leva sulla sola meritocrazia, credo sia un’utopia.
Se guardiamo invece al solo aspetto artistico credo che la meritocrazia sia indispensabile. Sia l’unica leva su cui agire per emergere e consolidarsi (oltre alla promozione continua di cui si diceva prima). Stiamo parlando di quella grande massa di artisti (badate non è una minoranza ma la stragrande maggioranza degli operatori del mercato musicale) che magari di musica non ci vive, ma che continua ad investire il proprio tempo e le proprie risorse per dimostrare quanto vale e per condividere le proprie idee, le proprie emozioni, etc.
Poesia e musica. Due mondi vicini?
Penso che ci sia grande affinità dal punto di vista artistico; soprattutto dal punto di vista di chi le propone. Io non ho mai avuto un gran feeling con la poesia nella veste di uditore. Tuttavia mi è capitato di fare delle serate, da protagonista, che coniugassero musica e poesia. E devo dire che mi sono divertito molto. Lo rifarei ancora se capitasse.
Culturalmente parlando, quali sono le cose che ti piacciono?
Bella domanda… e chi lo sa. La realtà è che non sono un tipo molto “colto”. Mi interesso di tutto, ma al contempo non ci capisco un granché di niente. Mi piace, e sto volentieri ad ascoltare, chi mi racconta la verità. Odio l’ipocrisia.
Come vedi l’utilizzo della tecnologia al servizio della musica?
Ritengo sia fondamentale, o quanto meno è quello che mi si dice. Grazie alla tecnologia oggi è possibile distribuire la propria musica in tutto il mondo. Si compete con il mondo. Tutto è a disposizione di tutti, ad un costo decisamente contenuto. Ciò che si cercava disperatamente un tempo, ovvero la possibilità di poter abbattere le barriere distributive dovute alla distanza, è stato ottenuto. Adesso la sfida è far si che la gente si accorga che esistiamo, e per far questo, a mio modesto parere, servono originalità, meritocrazia (come vedi si ritorna al punto di prima) e promozione continua.
La musica, specie negli ultimi anni, è anche immagine… c’è il rischio che questa finisca con l’oscurare le varie composizioni?
Non credo proprio. L’immagine a cui penso io, e credo sia quella a cui anche tu ti riferisci, è l’immagine di ciò che si fa e ciò che si vuole trasmettere. Nel mio caso può essere l’essenzialità di cui si diceva all’inizio. In questo caso l’immagine è una componente dell’offerta artistica che il musicista propone, non è uno sfizio, non è un surplus, non è un’azione di marketing. E’ musica anch’essa.
Sei soddisfatto di come suona questo tuo disco?
Decisamente. Suona come non avrei mai immaginato prima. E sono convinto che l’album, che seguirà l’Ep e che è attualmente in fase di arrangiamento, suonerà ancora meglio. Ciao a tutti e a presto! Diego
Siti dell'artista:
www.diegopettena.it
facebook.com/diegopettena
#diegopettena (twitter)
www.davverocomunicazione.com

