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Source: Repubblica.it
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Sbarcati a Milano i 500 parà, Salvini: avranno Lince e droni. Crosetto: solo di supporto
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Source: Il Fatto Quotidiano
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Superati i 29,6 milioni di spettatori, la platea ritrova i livelli pre-pandemia
Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
Giornali Sportivi
Intervista con il cantautore Pierpaolo Lauriola
- Dettagli
- Published on Mercoledì, 17 Ottobre 2012 17:17
- Scritto da Andrea Turetta
- Visite: 4524
“Polvere.” (scritto con il punto finale), è il nuovo album di Pierpaolo Lauriola. Una raccolta di otto canzoni sul tema del tempo. Già disponibile da Marzo in streaming sul sito dell’artista (www.pierpaololauriola.it), da Ottobre è stato reso disponibile anche in CD e in tutti i maggiori distributori di musica digitale tra cui iTunes, Amazon. Autore e Compositore dai primi anni 90, ha suonato negli Eco, Five v. One. e Catarsi, con i quali ha inciso tre album autoprodotti. Un'intensa attività live costituita da più di trecento concerti in vent’anni. “Polvere.” è stato registrato presso il Massive Arts di Milano. Ecco l’intervista gentilmente concessa dall’artista…
Il tuo album ha posto al centro il tema del tempo… possiamo davvero dire che il tempo oggi è sempre più prezioso?
Credo che il tempo inteso come quella parte della vita che dedichiamo per fare le cose che più ci piacciono, sia da sempre una parte preziosa e rilevante del nostro sentire la vita. Perché è quella porzione di spazio che dedichiamo alla nostra esistenza per guadagnare terreno sull’inerzia. Il tempo è sempre prezioso. E non dovremmo lasciare che sfugga via senza strappargli un segreto. C’è un tempo per il sacrificio, un tempo per sentire, e quel tempo verso qualcosa che ci piace meno. C’è anche l’abnegazione per quel tempo che vorremmo vivere ma che non viviamo. Poi c’è un tempo che consideriamo perso. Tutto il tempo è prezioso. Anche quello in cui ci dedichiamo all’ozio. Oggi come ieri. Ogni generazione ha il suo tempo.
E… a proposito di tempo… Quanto c’è voluto per realizzare l’album “Polvere.”?
“Polvere.” Come album così come lo conosciamo oggi è nato per caso. Come spesso nascono le cose belle. Ma è anche il momento in cui, tante canzoni suonate e scritte negli ultimi vent’anni, si sono fermate per prendere una nuova forma e diventare altro. Non è detto che questa veste sia quella definitiva. Al contrario, mi piacerebbe farlo crescere e vorrei che le canzoni contenute in “Polvere.” diventassero più adulte.
Ad un certo punto avevo delle canzoni che suonavo da anni, alcune anche nei live. Ho cominciato a registrarle nel mio studio casalingo. Con il software Logic. Ma molto del materiale sonoro era già in essere. La parte conclusiva del progetto è stata registrata al Massive Arts di Milano.
Le canzoni che compongono “Polvere.” sono nate d’istinto o sono state cesellate strada facendo?
Ogni canzone ha una storia differente. Mi piace raccogliere sempre impressioni, note e scritti che metto da parte e riprendo quando le sento realizzabili e percorribili.
Quando ho cominciato a scrivere “I Silenzi”, la prima canzone contenuta nell’album “Polvere.”, era il 1994, a cui segue “La Carne Del Tempo” che nasce ancora prima, quando da bambino avevo un quaderno su cui mi divertivo a scrivere canzoni. Titolo originale “il tempo”. Poi si è sviluppata in maniera totalmente diversa negli anni a venire. Contaminata da altre esperienze. Possiamo quindi dire che la nascita di “Polvere.” risale a circa vent’anni fa. Molte delle canzoni dell’album sono già state suonate nei live o presenti in demo, con progetti a cui ho partecipato in passato.
Immagino sia un album che consideri tuo a 360°…
Beh! "Polvere." è un album che mi piace definirlo come “un amichevole schiaffo”. Ma è anche "un album biologico" perché colpisce e cattura l'attenzione verso quella musica che hai dentro messa a nudo senza manomissioni ed effetti speciali. Perché è forte nel trattare temi intimi. Dentro c’è l’acustico e l’elettrico, è un album che sa già di passato ma contiene elementi del presente, è come se ci fosse un modo di sognare e vivere il tempo senza freni e sono felice che sia così nudo. Non è proprio “perfetto”, ma ha intensità, intimità, genuinità. Delle aperture. Ed è quello che stavo cercando in questo momento.
"Polvere." è biologico come chi coltiva un giardino e raccoglie i frutti e li regala agli amici e conoscenti.
A livello di sonorità la musica dell’album è un viaggio personale attraverso gli ultimi 20 anni o giù di li. In mezzo ci sono tutte le mie esperienze con i gruppi in cui ho suonato.
Credo che sia per questo che l’album tocca anche vecchi temi.
Mentre nei testi è simile ad un concept. La storia è quella di un individuo alle prese con un pezzo della sua vita. Pavese diceva che <<l'unica gioia al mondo è cominciare>>. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, in ogni momento. “Polvere.” È anche un altro modo di cominciare. Ma è anche un modo per mettere un punto.

Hai avuto modo di suonare con parecchi gruppi. Come vedi cambiato il mondo della musica dai tuoi esordi?
Ogni progetto musicale in cui ho suonato, ed ogni persona con cui ho avuto il piacere di fare musica ha aggiunto qualcosa al mio modo di fare canzoni. Ognuno con il suo modo di vedere le cose. Il motto dell’unione europea, che è anche una canzone che suono nei live con i Pliskin, si intitola, “In varietate concordia”. Nella varietà c’è concordia. Per cui, tutti riempiono una parte di noi e concorrono a definirla.
Importante per ogni artista è l’indipendenza artistica… Non a caso, quindi l’autoproduzione?
L’autoproduzione impone dei sacrifici e dei rischi. Ma come artista ti dà anche la possibilità di essere libero di poter curare tutti gli aspetti produttivi. Curando in prima persona molti degli elementi dell’opera e dell’intero progetto. Il rischio è avere meno canali di distribuzione, minore visibilità e più difficoltà nel far veicolare il proprio materiale sonoro a chi vorresti. Detto questo si guadagna in genuinità musicale.
La storia è piena di esempi in questa direzione. Uno dei primi 45 giri di Rino Gaetano fu pubblicato dalla Produttori Associati. Anche se quel disco non uscì mai sul mercato. Qualche anno dopo Rino Gaetano riuscì a pubblicare "I love you Maryanne" e "Jaqueline" grazie alla RosveMon, acronimo che sta per le iniziali di Aurelio Rossitto, Antonello Venditti, Piero Montanati. Anche se utilizzò lo pseudonimo di Kammamuri's. Di esempi di produzioni diverse da quelle canoniche con un grande editore alle spalle ce ne sono tante.
Mi piace pensare alla musica fuori dagli schemi imposti da un arrangiamento o da una produzione che ne impone il genere. Vorrei che una canzone prendesse per mano il tempo che vive e, ne seguisse lo sviluppo. Vorrei che una canzone avesse questa forza di imporsi a nudo. Decidere di indossare un abito diverso ogni sera, o quando lo desidera chi la deve interpretare miscelandola con gli umori di un periodo o di un momento della propria vita.
In “Polvere.” Ci sono due versioni della stessa canzone. La Domo Version e l’Acoustic Version, Sono due vestiti della stessa canzone. Sono la stessa anima che indossa diversi umori e si colora con suoni differenti.
Ma potevano essere di più. Nei live ad esempio, se ne aggiungono altre versioni. Sul palco è possibile assistere a nuove interpretazioni. Con l’aggiunta di altri strumenti.
Una viola, un piano, una fisarmonica. Oppure semplicemente chitarra e voce. La musica dovrebbe essere libera di giocare con il tempo che frequenta.
In questi anni di profonda crisi, anche la discografia sta patendo. Solo un problema economico o anche un problema legato alla mancanza di nuove idee?
I talenti non mancano. Le nuove idee non mancano. C’è tanta bellezza. Forse c’è un meccanismo ricettivo da parte degli addetti ai lavori che non ha nessun interesse o non riesce a recepire. Si fa difficoltà a creare carriere e storie da costruire e far crescere con cura giorno per giorno.
Si preferisce la velocità di un talent-show e l’immediatezza del prodotto ad una ricerca e a un modo di intendere la musica più strutturato e più duraturo.
Bisogna interpretare il proprio tempo. La digital distribution offre ottime possibilità i crescita e prezzi accessibili per gli appassionati di musica. Ma bisognerebbe aprire le porte dei tempi della musica a tutti. Spesso sia le play list delle radio che i nomi in cartellone dei festival si riempiono dei soliti. Anche l’underground, l’indie, o per usare un termine ancora più brutto, l’alternativo gira quasi sempre sui soliti nomi. Non va bene. Un appassionato di musica oggi ha anche un ruolo di filtro delle informazioni prima di un passa parola che veicola un gusto. Bisogna andare oltre una recensione subdola o un massacrante ripetitivo hit trasmesso su un grande network. C’è un bel libro molto interessante di Fabio Zuffanti che andrebbe letto per affiancare qualche idea su questa discussione. Naturalmente senza farlo diventare un assioma. www.vololiberoedizioni.it/v3/?sect=libri&itemId=1617

Quali sono gli artisti che più ti piacciono?
Ascolto tanta musica. Anche di natura diversa. Mi piacciono i Pink Floyd, le acrobazie sonore dei Radiohead, gli spiragli emotivi dei Sigur Ros, le chitarre di Thurston Moore, la voce di Bono, Jeff Buckley, David Sylvian, il modo di fare musica di Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Ivano Fossati. Ma davvero tanta musica a cui affianco tante belle letture.
Poesia e canzoni, quanto hanno in comune?
Rispondo riprendendo un concetto già espresso da De Andrè in una nota intervista. “Benedetto Croce diceva che, fino all'età di diciotto anni, tutti scrivono poesie; dai diciotto anni in poi rimangono a scriverle solo due categorie di persone: i poeti e i cretini. Quindi io, precauzionalmente, preferirei considerarmi un cantautore. Per quanto riguarda l'ipotesi di differenza fra canzone e poesia, io non ho mai pensato che esistessero arti maggiori o arti minori ma, casomai, artisti maggiori e artisti minori”.
Quindi se si deve parlare di differenza tra poesia e canzone credo che la si dovrebbe ricercare soprattutto in dati tecnici. Una canzone è l’incontro della parola cantata con le note. Testo e musica insieme formano il quadro sonoro finale.
Qualcuno ha detto che suonare è come scrivere perchè bisogna farlo tutti i giorni…
Allenare le proprie passioni è una variabile che viene da se quando ci si vuole migliorare. L'uomo è riuscito ad andare sulla luna ma non ha smesso di fare tutto quello che faceva prima, e le sue problematiche fondamentali sono destinate a rimanere le stesse per molto tempo, se non addirittura per sempre. La musica, in particolare quella i tipo cantautorale, si colloca come collante tra il suono e la parola. Dove la parola trova un letto di note e un modo di raccontare questo tempo. Pertanto, se si ha questa passione, viene da se che la si pratichi in ogni momento opportuno. Qualsiasi arte se entra in un loop meccanico finisce per diventare puro esercizio. Quindi fare musica è un buon equilibrio tra esercizio, spontaneità, curiosità, e urgenza. Forse anche altre cose. Ma qui, ognuno troverà il suo spazio per aggiungerle. E far nascere magari un genere musicale diverso. Tutti i giorni.
Quando componi ami farlo appartato, oppure insieme agli altri musicisti?
Dipende dallo stato d’animo o dalle occasioni che si creano. Ambedue le situazioni hanno il loro fascino. Forse da soli si creano maggiori occasioni di creazione e di scrittura. Se non altro per un semplice problema organizzativo. E non solo logistico. Parlo anche del mettere su un tavolo le proprie idee e decidere che strada farle prendere.
L’aspetto “live” del tuo lavoro, quanto ti piace?
Adoro i concerti. L’atmosfera che si crea. Il profumo del palco e dei posti che accolgono musica. Gli occhi di chi viene e partecipa ad un concerto. L’idea che mentre stai suonando e cantando si possano creare delle complicità. Sentirsi una moltitudine di umori. Le chiacchiere a fine concerto e le attese prima di iniziare.
Mi aggancio a questa domanda per segnalare un concerto che farò l’8 Novembre alle Scimmie. Un locale milanese in zona Navigli. Sarà una bella occasione per chi ha voglia di conoscermi anche oltre le canzoni di “Polvere.” sul disco.
Per chiudere: “Una musica può fare”…
"Una musica può fare cantare", per dirla con quelle parole di una canzone di Max Gazzè.
Una musica può far divertire. Può far riflettere. Può far sognare. Oppure può semplicemente far compagnia.
Sito dell’artista:
www.pierpaololauriola.it
www.lunatik.it

