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Giornali Sportivi
Kristallos è il nuovo disco di Elonora del Grosso: “Un dialogo tra diverse tradizioni musicali”
- Dettagli
- Published on Mercoledì, 15 Marzo 2017 17:50
- Scritto da Carlo Cammarella
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Un viaggio verso la musica del ‘900, verso la musica classica, lo swing e le sonorità della musica balcanica. Si presenta in questo modo Kristallos, primo disco di Eleonora del Grosso pubblicato nel 2017 dall’etichetta Emme Record Label al quale hanno partecipato Niccolò Romanin alla batteria e Marco Vavassori al contrabbasso. Un progetto poliedrico dalle mille sfaccettature che come un cristallo è composto da tante facce che fanno parte della stessa medaglia. Eleonora del Grosso ci ha raccontato questa avventura.
Kristallos rappresenta per certi versi un viaggio verso la musica del '900 e verso gli stili che hanno caratterizzato diverse epoche. Per quanto riguarda la tua musica qual è il bagaglio culturale e musicale che ti porti dietro da quel periodo?
Essendo io una musicista di formazione classica, era imprescindibile per me un confronto con quella tradizione, che peraltro ci appartiene anche geograficamente. Gli studi classici mi hanno fatto letteralmente innamorare dei compositori francesi, tedeschi e russi che hanno caratterizzato la storia della musica del secolo scorso. C'è però anche un altro ramo della musica del '900 che ha sempre largamente catturato la mia attenzione. Si tratta della musica per film e per immagini, cioè il mondo delle colonne sonore. Ora infatti, parallelamente alla mia attività di musica dal vivo come pianista e cantante jazz, mi dedico anche alla composizione di background musicali per cortometraggi e documentari audio-visivi.
Soprattutto quali sono gli stili del secolo scorso che ti hanno appassionato e coinvolto maggiormente?
Fin dall'età del liceo mi sono lasciata rapire da tre grandi filoni musicali che sono molto diversi tra loro e che tuttavia mi hanno sempre interessato nella stessa misura: lo swing, il minimalismo americano e la musica classica novecentesca. Se dovessi dire quale dei tre generi mi appassiona di più, confesso che avrei difficoltà a esprimere la mia preferenza per uno soltanto! Trovo che ognuno di questi meriti di essere primo, per ragioni differenti, nella mia classifica virtuale della musica del '900.
Ci vuoi descrivere, dunque, in maniera sintetica le caratteristiche di questo disco che racchiude in sé diversi linguaggi contaminati tra loro?
L'obbiettivo del mio album è quello di affiancare e far dialogare tra loro le tradizioni musicali di due continenti fisicamente separati e distanti tra loro, cioè l'Europa e le due Americhe. Per tal ragione i brani del disco includono richiami espliciti ad autori classici (in particolare Bach) così come ritmi latino-americani e momenti più affini invece a quella che è nota come black music, una musica che per quanto si sia sviluppata prima nel continente americano e poi diffusa a livello globale, ha un'origine squisitamente africana, e ciò che non deve essere dimenticato.
Visto che all’interno del disco ci sono tante contaminazioni e tanti stili che vanno dal latino, al balcanico, fino a raggiungere il classico volevamo chiederti se la commistione di stili rappresenta, secondo te, il presente ed il futuro del jazz?
Sì, lo credo fermamente. Senza dubbio la musica di oggi e di domani - non solo il jazz! - è destinata a realizzare un certo grado di contaminazione tra stili diversi, perché a mio avviso ogni prodotto musicale, indipendentemente dal suo genere e dalla sua provenienza geografica, rispecchia i tratti caratteristici dell'epoca storica in corso. Dunque in un'epoca di grande mescolamento culturale come la nostra il jazz non può che essere, e diventare, sempre più multi-etnico.
Ci era piaciuta inoltre questa visione del Mar Mediterraneo come raccoglitore di culture e, parlando di musica, anche di suoni. Possiamo dire che questo pensiero rappresenta anche la tua visione della musica in generale?
Assolutamente sì. Ritengo che la musica, per sua genetica conformazione, sia un'arte estremamente utile all'incontro e al mescolamento delle culture. Fin dall'antichità, del resto, l'arte dei suoni ci dimostra la sua straordinaria capacità di essere un mezzo di comunicazione tra gruppi umani estranei gli uni gli altri, grazie al fatto di essere un linguaggio non verbale. Proprio in ciò io vedo l'immenso potere della musica: esprimendosi in senso esclusivamente sonoro, la musica costituisce un prezioso filo rosso che collega potenzialmente tutti i popoli di terra, distruggendo la grande barriera delle differenze linguistiche.
Per quanto riguarda i tuoi studi, invece, ti sei approcciata inizialmente al piano classico e poi in un secondo momento al jazz?
Esattamente. Ho iniziato a studiare pianoforte all'età di 5 anni e ho intrapreso subito un percorso di stampo classico. Durante gli ultimi anni del Conservatorio - che ho frequentato a Vicenza e che ho terminato con il conseguimento del diploma in pianoforte accademico - ho fatto un "incontro" a dir poco appassionato con la musica jazz, la quale mi ha catapultato in un mondo diametralmente opposto a quello che avevo conosciuto e praticato sino a quel momento. In sostanza ho avuto davvero un imprevisto colpo di fulmine con il jazz, tanto che ho optato per un effettivo cambio di rotta rispetto alla mia storica e consolidata relazione con la musica classica, che pur mantengo nel cuore.
E sul canto, invece cosa ci racconti? In un brano di Kristallos canti peraltro in maniera impeccabile. Ti sei approcciata alla voce sempre in un secondo momento?
Ho iniziato a cantare in un coro quasi contemporaneamente all'inizio dei miei studi musicali, quindi il mio avvicinamento al mondo della voce è avvenuto in parallelo ai primi passi col pianoforte. E' questa la ragione per cui adesso mi sento e definisco in pari modo una cantante ed una pianista. Nei miei concerti, quando canto, sono abituata ad accompagnarmi sempre al pianoforte in completa autonomia. Fare le due cose insieme per me è diventato un fatto del tutto naturale, e certamente non abbandonerò mai una l'una per l'altra.
Grazie mille allora per l’intervista e chiudiamo parlando del futuro: cosa bolle in pentola e soprattutto quali saranno i prossimi live ed i prossimi progetti?
Ho intenzione di presentare il disco all'interno di alcuni festival jazz non solo italiani, ma anche all'estero. Kristallos è appena nato, e sicuramente nell'arco dei prossimi mesi mi offrirà l'occasione di realizzare una serie di concerti assieme ai miei colleghi Marco Vavassori e Niccolò Romanin, che hanno contribuito con me all'arrangiamento di alcuni brani e soprattutto all'incisione del disco. Loro, rispettivamente al contrabbasso e alla batteria, rappresentano la sezione ritmica del trio, e quindi una parte fondamentale di tutta la mia opera.
E poi di sicuro, intravvedo un nuovo disco all'orizzonte, che vorrei registrare, questa volta, in piano solo. Potrebbe essere un album esclusivamente dedicato al pianoforte. Jazz, naturalmente.
www.emmerecordlabel.it

