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Quotidiani
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“C’è una ‘prima volta’ alla quale non ero preparata: il confronto con l’ego sfrenato e — sì, diciamolo pure —[…]
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Giornata decisiva per la sinistra chiamata a scegliere il suo candidato all’Eliseo: in testa ai sondaggi c’è l’eurodeputato di Place[…]
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Il 16 ottobre esce 'Scimmie ovunque'. Il cantautore: 'Mi piacerebbe andare a Sanremo'
Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
Giornali Sportivi
Knup trio: quando il jazz si fonde con il rock
- Dettagli
- Published on Mercoledì, 21 Settembre 2016 15:10
- Scritto da Andrea Turetta
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Un progetto trasversale che fonde il linguaggio del jazz con il rock, che rompe le barriere e che sfugge da ogni tipo di classificazione. Questa la vera essenza dei Knup, band formata da Fabrizio Boffi al pianoforte, Francesco de Palma al contrabbasso ed Emanuele Tomasi alla batteria, che ha recentemente pubblicato il suo primo disco per l’Etichetta Emme Record Label. Un trio dalle caratteristiche peculiari, dunque, capace di fondere più stili, creando un linguaggio nuovo ed originale. Fabrizio Boffi, leader della band, ci ha parlato di questo progetto e ci ha raccontato la nascita e l’evoluzione del trio.
Knup è senza dubbio un disco trasversale all’interno del quale convivono alla perfezione linguaggi come il rock, il jazz ed il progressive. Per prima cosa ci vuoi
raccontare la nascita di questo progetto?
Ho sempre avuto ascolti molto eterogenei, da una parte il jazz e tutte le sue declinazioni, dal pianismo raffinato di Bill Evans alle improvvisazioni collettive di Ornette Coleman, dall'altra parte il rock, soprattutto il rock degli anni settanta, il blues elettrico, il rock psichedelico, il progressive, ma anche moltissimo grunge e punk. Un paio di anni fa mi ritrovai con numerose composizioni che si trovavano a metà strada tra tutte queste influenze. Mi sembravano perfette per una formazione come quella del trio; l'idea che una formazione così classica potesse essere di nuovo messa in discussione ed utilizzata per un sound così inconsueto mi esaltava. Così proposi il progetto a Francesco e Lele, che si dimostrarono subito entusiasti. Entrambi, come me, avevano un background musicale molto ampio, così quando ci siamo ritrovati in sala a provare questi brani, le idee e gli arrangiamenti sono subito cominciati a venire fuori molto naturalmente. E' stato un bel lavoro di squadra, ogni volta che proponevo un pezzo nuovo ci mettevamo a lavorare tutti e tre: avevamo un obiettivo comune, anche senza essercelo mai detto.
A quanto abbiamo capito Knup è l’anagramma di Punk. Perché avete scelto questo nome per la band? Una piccola provocazione?
Più che una provocazione è una chiave di lettura. Il punk non è stato soltanto un movimento musicale, ma in senso più ampio è stato un movimento culturale. Alla sua base c'era la volontà di rompere gli schemi, di trasgredire le regole, di sovvertire il sistema. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo tentato di andare contro alcune regole e alcuni preconcetti che generalmente si hanno sul jazz e su determinate tipologie di formazioni, come il trio appunto. Siamo stati punk, nel modo di suonare, nel modo di concepire il sound di un trio, nel modo di comporre anche, e quindi ci è piaciuto nascondere nel nome questa nostra attitudine, di cui andiamo molto fieri!
Visto che il progetto Knup esula da classificazioni e da concetti precostituiti, quali sono, secondo te, gli aggettivi che potresti utilizzare per definire la vostra musica?
Un po' per scherzo abbiamo definito il nostro genere rock-punk-psycho-jazz, proprio a sottolineare la grande quantità di influenze che ci hanno portato a questo disco. E' un disco rock, secondo me, nell'attitudine e nel tipo di suono che è venuto fuori; come ho detto prima, infatti, c'è una forte attitudine punk in alcuni passaggi del disco, ma anche nel modo in cui ci siamo messi a lavorare in sala sotto certi aspetti. Tuttavia c'è una forte e importante componente melodica e armonica, alla quale siamo stati molto attenti.
Il vostro percorso musicale, invece, è cominciato nel 2014. In questi due anni di musica e soprattutto di lavoro insieme cosa è cambiato? Quanto siete maturati dalle prime esperienze?
E' cambiato molto, quando abbiamo iniziato non avevamo un’idea precisa di come si sarebbe evoluta tutta la faccenda. In questi due anni, però, ci siamo conosciuti meglio tutti e tre umanamente e soprattutto musicalmente: ognuno ha imparato il linguaggio dell'altro e ci si è adattato. Oggi siamo sicuramente più consapevoli di noi stessi come gruppo.
Quali sono invece i musicisti che nel corso della vostra vita artistica hanno lasciato una traccia indelebile e che senza dubbio hanno contribuito alla vostra crescita individuale e collettiva?
Sicuramente alcuni esponenti del free jazz, come Ornette Coleman, Albert Ayler o Eric Dolphy, gruppi rock come i Led Zeppelin, i Black Sabbath, ma anche i Queens of the Stone Age, i Nirvana, i Soundgarden, i Radiohead, i Verdena, e gruppi jazz più moderni, in primis i The Bad Plus, gli Esbjorn Svensson Trio, Avishai Cohen. E credo che tutto questo si possa avvertire nel nostro disco.
Il disco è registrato in trio, ma in un brano, Film, è presente il chitarrista Massimo Colagiovanni. Pensi che in futuro ci possano essere delle evoluzioni per questa formazione?
Abbiamo chiesto a Massimo di inserire la chitarra su Film perché sentivamo che in quel brano mancava qualcosa. Non ci siamo posti limiti allora e non ce ne porremo per il futuro. Il nostro intento è scrivere pezzi che ci piacciano, e se per farlo sentiamo che è necessaria una chitarra non ci pensiamo due volte. Inoltre crediamo molto nelle collaborazioni, perché siamo convinti che siano molto costruttive, ti danno la possibilità di confrontarti con altri artisti, e questo può aiutarti molto a sviluppare il tuo sound, è stato così con Massimo. Rimarremo un trio, quindi, ma sempre pronto ad allargarsi.
Una domanda generale ora: pensi che in questo periodo storico la contaminazione tra stili e generi sia uno dei modi per evolversi, maturare e creare nuovi linguaggi?
Credo che la contaminazione sia alla base di qualsiasi evoluzione musicale. Ogni genere, storicamente, è derivato dalla commistione di cose che preesistevano ad esso. In natura, e quindi anche in musica, nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma.
Invece per quanto riguarda i prossimi live ed i prossimi appuntamenti c’è già qualche news che ci vuoi raccontare?
Stiamo lavorando per un piccolo tour del nord Italia e intanto a settembre è uscito il nostro primo video firmato Arber P. Ndoj; il brano per cui stiamo girando è Punk. Il 13 agosto abbiamo suonato all'interno del Sabina Music Festival, una cosa di cui andiamo particolarmente fieri. Sono uscite inoltre e stanno uscendo anche alcune date importanti a Roma, ma per scaramanzia ancora non diciamo niente!

