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Source: Gazzetta.it
Quotidiani
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Di Battista su La7 parla della sua malattia: “Mi sono sentito male per un edema causato da un tumore che mi hanno riscontrato. Ora farò le cure ma non amo la retorica del guerriero”
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Spagna meglio dell'Olanda '74: in gol dall'avvio dopo 26 passaggi senza che gli altri tocchino palla
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La minaccia di Putin alla Nato: “Per difendere Kaliningrad siamo pronti a usare l’atomica”
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La lettera formale di Mosca all’Alleanza: “Possiamo colpire le vostre capitali”. L’avvertimento dopo le esercitazioni Ue-Usa intorno all’exclave. “Vogliono dividerci”
Source: Repubblica.it
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“Netanyahu ha incontrato bin Zayed in segreto e gli ha chiesto una smentita sugli avvertimenti prima del 7 ottobre”. E il premier israeliano fa causa ai giornali
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Benjamin Netanyahu ha incontrato in gran segreto Mohamed bin Zayed negli Emirati Arabi Uniti e, secondo quanto riportato dai media[…]
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Tom Cruise: 'Io Digger, ricco bullo senza nessuna umanità'
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Iñárritu: 'Il disastro? Né cometa né terremoto, siamo noi'
Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
Giornali Sportivi
Intervista con il pianista Andrea Garibaldi
- Dettagli
- Published on Lunedì, 05 Ottobre 2015 17:30
- Scritto da Andrea Turetta
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Dal 16 luglio è disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e in tutte le piattaforme streaming “Passaggio al Bosco” (Emme Records Label), il nuovo disco del pianista toscano ANDREA GARIBALDI con il suo trio composto da Fabio di Tanno, al contrabbasso, e Vladimiro Carboni, alla batteria. ANDREA GARIBALDI ha partecipato a diversi concorsi piazzandosi nelle fasi finali, tra i quali: nel 2008 il “Premio Internazionale Massimo Urbani” (MC), il “Concorso Pianistico Luca Flores” (FI); nel 2009 il “Chicco Bettinardi” (PC), con il gruppo “Strani Poeti” partecipa al “Waltex Jazz Competition”(PG), al “Tuscia in Jazz” (VT), e al “Barga Jazz Contest” (LU). Ha vinto il premio “Hengel Gualdi 2012” con Elisa Mini, nell’ambito del “Festival delle Arti di Bologna”. Molte le collaborazioni nel ruolo di sideman: “Andrea Fascetti Trio”, “Il Cattivo Tenente Trio”, “Alessio Bianchi Quartet”, “Marco Benedetti Sextet”, “Luciano Federighi Band”. Collabora, inoltre, con David Paolinetti e “Angiolino & his Band”. A livello jazzistico ha suonato con Massimo Manzi, Riccardo Fioravanti, Fabrizio Bosso, Achille Succi, Dimitri Grechi Espinoza, Andrea Melani, Andrea Fascetti, Rossano Emili, Vittorio Alinari, Marco Bartalini, Nino Pellegrini, Michela Lombardi. Ecco l’intervista gentilmente concessa dal pianista…
E’ uscito l’ album, “Passaggio al bosco”, in cosa potrebbe differenziarsi rispetto alle cose che hai realizzato in passato?
Intanto è il primo album, come si suol dire, “ufficiale” del mio trio (con Fabio di Tanno al contrabbasso e Vladimiro Carboni alla batteria) che esiste dal 2012 e che fino ad ora aveva realizzato 2 Ep autoprodotti. Sono tutti pezzi miei come in passato, ma qui ho fatto una scelta precisa tra i molti brani del nostro repertorio alcuni dei quali avevano anche una certa “urgenza” di essere incisi e pubblicati, come la title track che deriva dalla traduzione del termine tedesco «Waldgänger», usato da Ernst Jünger nel suo saggio Trattato del ribelle (1951).
E’ stato difficile raggiungere il risultato che volevi ottenere con le nuove composizioni?
No, per diversi motivi. Intanto siamo un gruppo che suona dal vivo e prova (che non è scontato), quindi sapevamo cosa andavamo a registrare. Poi l’atmosfera che si è creata al Tube Recording Studio e la professionalità di Enrico Moccia, Francesco Lupi e i loro assistenti ha garantito la buona riuscita delle take dei brani e del lavoro complessivo.
Chi sono stati i tuoi maestri?
Ho avuto diversi maestri di varie estrazioni, strumenti e generi. Riccardo Arrighini, pianista viareggino, è quello che mi ha preparato jazzisticamente nel mio momento di maggiore formazione musicale. Ho seguito anche diversi seminari con Barry Harris ed Enrico Pieranunzi. Ma a parte questi nomi, ogni musicista con cui ho suonato mi ha insegnato e m’insegna qualcosa ogni volta che ci vediamo: Nino Pellegrini, contrabbassista livornese, ad esempio, è una miniera di standard e con lui s’imparano sempre nuovi pezzi che la volta dopo che lo vedi non puoi non sapere…
La professionalità quanto conta nel tuo mestiere?
Direi che conta molto. Non è solo questione di fare il musicista a tempo pieno o no. La professionalità è innanzitutto un aspetto tecnico, l’essere preparati musicalmente, saper affrontare vari generi e conoscere il repertorio; poi è un aspetto caratteriale e pratico: essere cordiali, disponibili, avere rispetto per i colleghi e arrivare puntuali.
Nel tempo, hai un pubblico che è cresciuto con te? Come è composto?
E’ presto per dire di “avere un pubblico”, ma sicuramente a livello locale ho un piccolo seguito. E quando suono fuori spesso mi si avvicinano persone che rivelano interessi simili ai miei e magari riconoscono alcune citazioni letterarie a cui alludo nelle mie composizioni. Durante i concerti faccio anche un giochino: siccome spesso non trovo il titolo ai brani, lascio che sia il pubblico a suggerirmelo dopo il primo ascolto.
Oggi è molto faticoso riuscire a portare avanti le proprie idee artistiche in modo indipendente?
Oggi come oggi c’è maggior libertà di fare quello che uno vuole. Gli studi di registrazione o l’home recording sono alla portata di tutti e puoi fare un disco anche se non sei nessuno. Il problema è come farlo arrivare al pubblico e agli addetti ai lavori. Mentre una volta, in linea di massima, l’artista veniva assoldato da un’etichetta discografica e il produttore poteva intervenire nel lavoro, oggigiorno, il disco, nella maggioranza dei casi, si fa prima, e poi si fa ascoltare ad un’etichetta che decide o meno se stamparlo e promuoverlo. Quindi il discorso è trovare l’etichetta giusta e le persone giuste. E’ vero anche che i canali a disposizione per la promozione sono più alla portata di tutti: pensa alle piattaforme di vendita di musica in digitale: puoi vendere il tuo disco a persone che stanno dall’altra parte del mondo senza aver fatto nemmeno un concerto in quel paese.
Chi fa musica, oggi riesce a far quadrare i conti o tutto è piuttosto instabile e precario?
Chi fa musica è sempre instabile e precario, a meno di non diventare delle star e risolvere il problema economico. Non esiste il tempo indeterminato e non si finisce mai di studiare, quindi non è un lavoro semplice e bisogna arrangiarsi, autopromuoversi, cercare serate, insegnare. In più, spesso mancano delle tutele lavorative, dei contratti pensati per i musicisti, a meno, ripeto, di non essere nella condizione (paradossale) di “poterselo permettere”.
In questi ultimi anni, il mondo della musica ha subito dei veri e propri sconvolgimenti… Cambiamenti anche piuttosto drastici, dovuti anche alle nuove tecnologie… Come vedi tutto questo?
Ci sono i pro e i contro in tutti i casi. Il problema è l’atteggiamento che uno ha verso le nuove tecnologie e i cambiamenti che ci sono stati. Un esempio: la musica digitale, gli mp3, spotify ecc. hanno reso di dominio pubblico praticamente tutta la musica che c’è e che esce. Ho la possibilità di ascoltare un disco quando mi viene in mente e quando so che esiste , ma il problema, a parer mio, è proprio questo: decidere cosa ascoltare e sapere dove cercarlo, diversamente si viene pilotati a cercare quello che ha più click e pubblicità. Non si spiega altrimenti come le nuove generazioni siano più ignoranti musicalmente dei loro padri e zii che avevano i supporti fisici (cd e vinili). L’industria musicale ne sta uscendo devastata anche perché non c’è un’educazione all’ascolto adeguata: intanto la società è diventata videocentrica e senza un video spesso non si ascolta la canzone; poi non si percepisce più la differenza di qualità tra un mp3 ascoltato sul PC e un cd o vinile ascoltato su un’impianto vero.
Ci sono degli ostacoli o difficoltà che hai dovuto superare per arrivare a completare questo tuo nuovo album?
No, direi che è filato tutto liscio, anche perché, come dicevo prima, siamo arrivati preparati e ho scelto i brani dal nostro ormai numeroso repertorio, senza dover scrivere musica all’ultimo minuto.
Per un artista è importante avere qualcuno che crede in lui e gli è a fianco… immagino sia così anche per te…
Sicuramente è importante avere avuto una famiglia che ti ha dato la possibilità di studiare. E avere una compagna o un compagno che riesce a capire le difficoltà del proprio mestiere lo è altrettanto. Pensa ad avere in casa chi si arrabbia se torni tardi, se studi tutto il giorno, se ascolti musica al volume giusto (non “di sottofondo”) e altre cose del genere. Il fatto che la compagna/o creda in te musicalmente è giusto, ma è più importante che creda in te come persona.
C’è una canzone che è la tua ideale colonna sonora?
Mah… ascolto così tanta musica che scegliere una canzone è veramente difficile! Poi “colonna sonora” in che senso? Che mi rappresenta? La mia preferita? Comunque ci provo: “Place to be” di Nick Drake ( da Pink Moon, 1972)
Molti si chiederanno come lavori un compositore… come gli “arrivino” le idee… se magari si appunta in un notes gli spunti da approfondire ecc. Hai un metodo di lavoro particolare?
Non ho un metodo particolare. Credo però di lavorare come in molti fanno e hanno fatto in passato. Appuntarsi le idee, anche solo una frase, una melodia, una progressione di accordi stimolante e poi lavorarci. Magari lasciarla nel cassetto anche mesi o anni per poi riprenderla e “finirla”, se mai si può dire così. Cerco di scrivere spesso, ho quaderni pieni di appunti, brani a metà ecc. Non bisogna mai fermarsi, ma produrre sempre, perché di dieci pezzi magari ce n’è uno o due buoni e interessanti, il resto possono rivelarsi scopiazzature o esercizi di stile, utili, ma fine a se stessi. A questo proposito mi piace citare lo scrittore Louis-Ferdinand Céline che diceva che per scrivere cinquanta pagine buone ne doveva buttar via mille (non ricordo esattamente la proporzione) oppure il nostro Beppe Fenoglio che dichiarava «La più facile delle mie pagine esce spensierata da una decina di penosi rifacimenti».
Quanto tempo dedichi al perfezionamento ed allo studio?
Ogni giorno cerco di studiare il più possibile, compatibilmente agli impegni e alle cose quotidiane. Magari ci sono dei giorni in cui non faccio esercizi specifici, ma butto giù delle idee e perfeziono un pezzo, ma sempre e comunque ogni giorno faccio della musica, studio e ascolto due, tre dischi il giorno (in casa o in auto mentre raggiungo il posto in cui suonerò)
Spesso si sente parlare del fatto che in Italia ci sia carenza di luoghi adatti per fare musica. E’ davvero così o i luoghi ci sarebbero, basterebbe saperli valorizzare?
L’Italia è piena di luoghi per fare musica, dai teatri, ai jazzclub, ai festival. Purtroppo sono sempre meno valorizzati per carenza di fondi statali destinati all’arte e alla musica (mentre per le armi i fondi ci sono sempre…). E’ il caso ad esempio del Barga Jazz Festival in provincia di Lucca, manifestazione che dura da quasi 30 anni, dove ho molti amici e dove spesso faccio parte della house band delle sue jamsession: alla vigilia dell’inizio dei concerti, sono venuti a sapere che da quest’anno avrebbero perso i finanziamenti del Fondo Unico per lo Spettacolo del Ministero dei Beni e delle Attività, nonostante gli sforzi per rientrare nel bando. Il prossim’anno dovranno fare i conti e speriamo riescano a trovare altri fondi per andare avanti. Oppure si pensi a tutti i locali che soffrono per un discorso di acustica. Riducendo all’osso: un vicino che sporge denuncia e impedisce di fare musica ad un locale, anche se si è sforzato di ridurre l’orario, anticipare i concerti, insonorizzare il più possibile. Manca una regolamentazione chiara in proposito e non è giusto che per una persona, una comunità perda un luogo dove si suona (in provincia spesso l’unico nel raggio di chilometri). Chiaro che a volte la colpa è dei gestori e dei musicisti: se si suona forte o comunque si fa un genere di musica non adatto ad un locale magari piccolo, alla lunga il vicino può avere anche ragione… ma, ripeto, le regole non sono chiare nemmeno alle autorità e tutto dipende se il locale può pagarsi un buon avvocato.
Per ulteriori info:
www.andreagaribaldi.it
www.emmerecordlabel.it/release/passaggio-al-bosco/
www.ufficiostampagpc.it

