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Source: Panorama
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Kimi Antonelli e Jannik Sinner nella lista Time delle 100 personalità più influenti dello sport. L'eccellenza italiana conquista il mondo
Source: Panorama
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Leo, lo scandalo è 2.0 "E voi che prezzo avete?"L'attore romano torna al cinema con la commedia "Che vuoi che[…]
Source: Gazzetta.it
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Source: Gazzetta.it
Quotidiani
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++ Usa, abbiamo iniziato gli attacchi contro diversi target in Iran ++
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Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
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Achille Lauro e Antonello Venditti all’Olimpico di Roma duettano in anteprima su “Che tesoro che sei”. Poi i cori su “Notte prima degli esami” – IL VIDEO
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Sul palco dello stadio Olimpico di Roma di Achille Lauro, mercoledì 10 giugno, davanti a 60mila spettatori come dichiarato dall’organizzatore,[…]
Source: Il Fatto Quotidiano
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Guerra in Iran, le news. Trump: “Iran ci tratta da cretini” e valuta operazione lampo su larga scala
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Teheran: “Esplosioni sull’isola di Kish”. Aereo statunitense colpisce una petroliera nel Golfo dell’Oman, dispersi tre marinai indiani: Nuova Delhi protesta.[…]
Source: Repubblica.it
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L’esordio di Vannacci a Otto e mezzo: “Lega sovranista a giorni alterni, io no”. Gaffe sul dizionario “Zingaretti” e scintille con Gruber sui diritti Lgbt
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“Ma quante giravolte avrei fatto? Sono sempre stato coerente con i principi e i valori con i quali mi sono[…]
Source: Il Fatto Quotidiano
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Decreto lavoro, c'è il primo sì alla Camera. Ora il testo passa al Senato
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Primo si del parlamento al decreto lavoro che oggi, dopo la fiducia ha anche avuto il via libera dalla Camera[…]
Source: Il Giornale
Giornali Sportivi
Intervista con Giuseppe Vitale
- Dettagli
- Published on Giovedì, 28 Giugno 2018 10:05
- Scritto da Andrea Turetta
- Visite: 868
Juttin’ Out è il primo lavoro da studio dell’astro nascente del jazz italiano, Giuseppe Vitale, pubblicato il 30 marzo del 2018 dall’etichetta Emme Record Label. Il pianista di origini lombarde a soli 18 anni rivela un talento fuori dal comune, una capacità compositiva difficilmente riscontrabile nei musicisti della sua stessa età. Il suo pianismo è infatti caratterizzato da un suono vigoroso, uno swing nero figlio dell’hard bop tradizionale ma con un fraseggio modernissimo personale e maturo. Completano il trio Stefano Zambon (19 anni) contrabbassista solidissimo, assai versatile nel passaggio da un mood più tradizionale ad uno più moderno, ed Edoardo Battaglia (18 anni) batterista giovanissimo che fa della ricerca timbrica e dell’interplay la sua caratteristica più significativa. Ecco l’intervista gentilmente rilasciata…
E’ uscito l’album, “Juttin’ Out”. Come riuscire a proporre brani di qualità con una musica accessibile?
Credo che occorra capire cosa voglia il pubblico… se vogliamo far arrivare il nostro messaggio ai nostri coetanei, non possiamo suonare il già tanto suonato vecchio swing. Ma, volendo arrivare anche ai musicisti di un’altra età o che, comunque, valutano un prodotto anche in base a quello, non possiamo non suonare swing… credo quindi che il punto vincente sia unire le cose, in ogni ambito. E, alla base di tutto, sta il fatto che DOBBIAMO educare il pubblico, noi come ogni altro musicista sotto questo cielo.
Quanto c’è voluto per mettere insieme questo disco?
Più o meno 3 giorni. Ci hanno comunicato che avremmo partecipato al concorso del Fara Music Festival, in 5 giorni ho scritto i pezzi, in 3 giorni li abbiamo provati e da lì è andata come è andata… infatti, il concerto che abbiamo fatto partecipando al concorso, è stata la nostra prima esibizione in trio!
Per l’ispirazione ti piace il silenzio e la tranquillità?
Tendenzialmente, i momenti che ritengo “di ispirazione”, sono il seguito diretto di liti o momenti infelici o di rabbia, deve prima esserci una turbolenza per poi far arrivare la tranquillità del momento in cui effettivamente posso essere produttivo. Quanto al silenzio no, non lo prendo come requisito per essere creativo... credo, anzi, che certe idee ci arrivino proprio da suoni o rumori potenzialmente irrilevanti, che ci possono in realtà stimolare e aiutare ad affrontare qualcosa di nuovo.
Quali sono gli artisti che più ti piacciono?
Stevie Wonder, Beatles, Anderson Paak, Antonio Faraò.
Poesia e canzoni, quanto hanno in comune?
Non ne ho idea… ma posso dire che alla base di entrambe devono esserci passione e creatività, ma anche studio e una dose minima di disciplina e autodisciplina.
Qualcuno ha detto che suonare è come scrivere perchè bisogna farlo tutti i giorni…
Personalmente, i giorni in cui produco maggiormente sono quelli in cui non suono… suonare tutti i giorni (nel Jazz, ovviamente) limita e basta. I periodi in cui si suona tutti i giorni sono esclusivamente quelli in cui bisogna incrementare la propria tecnica, la quale non è che un mezzo per esprimere le idee che hai in testa. Suonando tutti i giorni tutto il giorno ti blocca in quello stato di mero tecnicismo in cui puoi strumentalmente fare ogni cosa ma in cui la creatività va progressivamente scemando. Però sì, certo, mettere le mani sul pianoforte ogni giorno, anche pochi minuti, aiuta a mantenere ben attive le dita.
Oggi come vedi il mondo musicale giovanile?
Purtroppo credo che, vista l’ignoranza del pubblico, i giovani musicisti validi siano davvero troppo pochi. La musica che piace al popolo è quella facile e per la quale non c’è bisogno di studiare o saper suonare davvero (almeno oggi è così), non devi tassativamente essere un musicista per fare la musica che piaccia oggi, e infatti, troppi musicanti ora di successo si auto-definiscono ”musicisti” senza in realtà parlare con cognizione di causa. Però, d’altro canto, nelle musiche più colte i talenti giovanili sono in numero sempre maggiore e, quindi, le due cose quasi si compensano.
Sei una artista che scrive molti pezzi oppure fanno fatica a nascere?
Tendenzialmente scrivo pezzi quando ho un motivo per farlo, quando nascono da qualcosa che vivo o penso o vedo, quindi non sto tutto il giorno a cercare ispirazione per pezzi nuovi ma sì, scrivo abbastanza.
E’ difficile arrivare al pubblico con una nuova canzone?
No. Credo che anche in questo sia solo necessaria un poco di furbizia buona. Per far capire al pubblico che c’è un motivo per cui un tuo pezzo deve piacergli, devi solo predisporlo nella giusta maniera all’ascolto del suddetto brano. Devi dar modo di apprezzare ed appassionarsi alla storia raccontata nel brano, devi dar modo di capire il perché di una certa sfumatura in un determinato momento, devi dare la possibilità di immaginare, a occhi chiusi, le stesse cose che tu compositore immagini quando chiudi gli occhi ascoltando questo pezzo.
Quando componi ami farlo appartato, oppure insieme agli altri musicisti?
Forse è un mio limite, ma devo essere appartato per comporre al meglio. Se anche mi trovo in un posto affollato mi ritaglio quei due minuti di isolamento totale che mi servono a fissarmi bene le idee in testa (se sapessi scrivere la musica su carta sarebbe tanto più facile, ma data questa mia limitazione… ahimè, posso fissare certe cose solo in testa).
C’è qualche collaborazione del passato che ricordi ancor oggi con particolare piacere?
Ricorderò per sempre ogni momento sul palco con grandi nomi… da Bosso a Rava, da Jesse Davis a Cafiso, l’alternarmi al pianoforte con il mio idolo assoluto Antonio Faraò durante un mio concerto… Amato, Fioravanti, Bagnoli (con cui suono regolarmente in trio, ora)… non si scordano certe emozioni, certe “prime volte”.
Per chiudere, come vedi l’utilizzo della tecnologia nelle canzoni?
La tecnologia sta assumendo un ruolo sempre più fondamentale nella musica, in tutta la musica. Il Jazz sta incontrandosi sempre maggiormente con l’hip hop e con la musica elettronica, e quindi la tecnologia sta assumendo un ruolo sempre più fondamentale nel Jazz. E a me piace, io la sto sfruttando, ci sto lavorando e credo che sia una buona aggiunta al percorso che sto intraprendendo.

