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Source: Gazzetta.it
Intervista con il sassofonista Pietro Santangelo
- Dettagli
- Published on Sabato, 17 Marzo 2018 12:06
- Scritto da Andrea Turetta
- Visite: 826
E’ uscito recentemente Clinamen primo lavoro solista del sassofonista Pietro Santangelo uscito per l’etichetta Emme Record Label. Il disco si presenta come una commistione di stili che muove i passi da sonorità nordamericane, passando per composizioni minimali e riflessive di marcata provenienza mediterranea. Ecco l’intervista gentilmente rilasciata…
La tua passione per la musica è qualcosa che parte da molto lontano?
Mio padre ha sempre suonato il piano e da quando eravamo piccolissimi (ho due fratelli entrambi musicisti) abbiamo imparato a suonare. In pratica non ho mai conosciuto il mondo senza musica.
C’è un filo comune che lega le canzoni del tuo album, “Clinamen”?
C’è sicuramente un filo comune dal punto di vista musicale perché tutto il lavoro è stato fatto cercando prima di tutto una generale coerenza timbrica e compositiva. Dal punto di vista concettuale c’è un filo comune che riguarda probabilmente gli avvenimenti degli ultimi anni della mia vita, ed alcune figure centrali per il mio percorso umano e musicale.
L’impressione è che uno dei problemi della musica odierna stia nel fatto che molti artisti vogliono bruciare le tappe. Sarebbe invece bene che il successo arrivasse passo dopo passo, all’insegna della giusta esperienza?
Non so cosa sia il “successo”, o meglio ognuno intende il “successo” in maniera diversa, per cui penso che chiunque debba scegliere il percorso più giusto per cercare il proprio successo, qualunque esso sia.
La scuola cosa può fare per il mondo della formazione musicale e per insegnare magari il rispetto verso chi svolge l’attività artistica musicale?
La scuola dovrebbe “insegnare” la musica o per lo meno proporla come possibilità di studio, di approfondimento, di ricerca e di carriera; dovrebbe metterla al pari di tutte le naturali inclinazioni dell’animo umano. Il rispetto verso chi svolge tale attività è qualcosa che deve essere presente nella società, nella famiglia, a prescindere dalla scuola.
Quando componi sei piuttosto autocritico?
Mi piace poco di quello che faccio, fortunatamente qualcosa si salva.
Come pensi si sia evoluto l’autore nel corso degli anni?
Penso che il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa abbia aiutato il mainstream ad uscire da quelle che potevano essere le restrizioni di un’accademia che, soprattutto in ambienti di musica colta europea, ha sentito il freno di un’eredità molto antica. Il jazz e la spinta della cultura pop americana ed afroamericana (il soul, il funk e l’HIP HOP) hanno sicuramente contribuito ad arricchire i riferimenti che un autore ha avuto a disposizione negli ultimi 25 anni. Da questo punto di vista chi scrive oggi ha un bagaglio senza precedenti a portata di mano; la mia paura è che internet ed il feedback naturalmente generato dal social networking possa limitare piuttosto che espandere, il suo raggio d’azione.
Un brano finisce per essere influenzato dal luogo in cui è nato? Ad esempio, se in un contesto metropolitano oppure in uno provinciale?
Certamente, nei primi anni di vita si formano probabilmente le parti più importanti del carattere di un musicista, ma sinceramente credo che l’immaginazione e la suggestione possano essere alleati potenti nelle giuste mani. Jules Verne ha descritto mondi meravigliosi senza esserci mai stato e molti compositori hanno usato suggestioni esotiche magari avendo solo ascoltato poche volte la musica di quei luoghi. Oggi con internet è molto semplice raccogliere informazioni su scene musicali lontane, anche se magari non le si vive direttamente.
Oggi, un compositore deve saper spaziare tra vari generi musicali? C’è una maggior possibilità di unire culture diverse?
Forse l’unico “dovere” morale di un compositore è creare la musica più attinente al suo essere, senza darsi troppe regole. Riguardo alla possibilità di unire culture diverse credo che i fattori di un tale scambio siano esclusivamente politici ed economici, la musica arriva dopo. Per esempio abbiamo sviluppato attenzione per le scene musicali dell’est asiatico da quando la Cina e le altre economie di quella zona hanno cominciato in maniera sempre più forte ad entrare nei sistemi occidentali; da questo punto di vista la globalizzazione è stato un bello shaker culturale. Dopo i primi 15/20 anni di internet mi sento di dire che adesso il problema sia inverso: spesso, infatti, si crede che tutto quello che ci propina la rete attraverso i suoi algoritmi di gradimento sia effettivamente tutto ciò che ci può piacere.
Quando si compone, quanto contano cuore e passione?
Non più della ragione, della pazienza e della forza di volontà.
Raggiungere un proprio stile ed identità, quanto è importante per un artista?
A questo davvero non so rispondere ![]()
Che cosa significa per un artista potersi esprimere liberamente al 100%?
Non significa niente a mio avviso, nessuno è “libero” in musica neanche quando si fa improvvisazione radicale. La fitta rete di connessioni che ci circonda plasma e giustifica la nostra espressione, ed il nostro essere.
L’aspetto “live” del tuo lavoro, quanto ti piace?
Moltissimo, mi piace tutto del mio lavoro e mi ritengo un privilegiato a poterlo fare. Purtroppo la musica live è in crisi e spesso si suona in contesti più attenti all’intrattenimento che all’arricchimento che la musica dal vivo può dare. È un problema complesso che coinvolge gestori e social network, questo spesso rovina il piacere che si prova ad esibirsi dal vivo.
Cosa consigliare ad un giovane che desidera intraprendere la strada della musica?
Di non perdere la mentalità del principiante, di mantenere un ascolto pulito e di trovare sempre il tempo per studiare cose nuove.
Per ulteriori info:
www.emmerecordlabel.it/release/clinamen/

