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Trump: “Potremmo unirci agli attacchi contro gli Houthi. Parlerò con bin Salman”
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Source: Il Fatto Quotidiano
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Il 16 ottobre esce 'Scimmie ovunque'. Il cantautore: 'Mi piacerebbe andare a Sanremo'
Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
Giornali Sportivi
Intervista con Riccardo Prencipe – Corde Oblique
- Dettagli
- Categoria: Interviste
- Published on Domenica, 23 Ottobre 2011 12:01
- Visite: 2902
Di Andrea Turetta
E’ uscito recentemente il nuovo album di Riccardo Prencipe – Corde Oblique. Il disco porta il titolo di "A hail of bitter almonds" ed è stato distribuito in tripla edizione. Dal 1999 Riccardo Prencipe porta avanti la sua "bottega degli artisti del suono" invitando musicisti e voci dalle provenienze più svariate, italiani ed europei, scrivendo musica su misura per ognuno di essi. Alla musica visiva che da sempre caratterizza i Corde Oblique si aggiunge un tocco di Europa che allarga sempre di più lo spettro del suono verso nuove prospettive. Ecco cosa ci ha raccontato l’artista, nell’intervista gentilmente concessa…
In “A hail of bitter almonds”, c’è qualche novità di rilievo da segnalare, rispetto alle tue precedenti produzioni?
L’apertura verso spazi da me precedentemente inesplorati, non temere di mettere la mia vita privata nelle mie canzoni, cercare senza compromessi, far stagionare le mie idee, espugnare i preconcetti, ma soprattutto fare le cose al massimo delle mie possibilità.

I tuoi albums sono stati distribuiti e ben accolti in vari Paesi d’Europa, segno che fai una musica senza frontiere?
L’apertura verso l’Europa è, ora più che mai, peculiarità importantissima della nostra musica, e il fatto che ci siano ottime risposte sia dalla Francia, che dalla Germania (dove torneremo a suonare nel 2012), che dalla Russia (che ha di recente pubblicato una nuova edizione dell’album), ci fa assai ben sperare.
Hai avuto fare un gran numero di live. Ce n’è qualcuno che ti è rimasto particolarmente nel cuore?
Un live in una chiesa vicino Francoforte, in quell’occasione si creò un feeling stupendo tra noi della band, è stato un collante importantissimo per il presente, ricordo ancora quelle interminabili colazioni tedesche e il paesino di Nordhofen come una specie di sonetto nordico. Da quel momento siamo stati una sorta di famigliola.
Veniamo alle collaborazioni… Hai lavorato davvero con molti artisti. Che cosa ti hanno lasciato a livello personale ed artistico?
Ognuno tante cose assai diverse, purtroppo non ho avuto modo di conoscere tutti a fondo, le distanze creano barriere, ma la volontà di mischiare le energie è già un insegnamento a sé stante.
Ricordo con grande piacere la collaborazione con Walter e Luce Maioli (Synaulia), grandi studiosi di sonorità arcaiche e primitive, totalmente immersi nella cultura del passato, affetti dal mio stesso “morbo”, ovvero una forte seduzione verso i suoni che non esistono più.
Il fare un disco occupandosi un po’ di tutte le sue fasi di lavoro, presumo sia una grande responsabilità ma certo ne guadagna la personalità. Il riuscire a dire quello che si desidera al 100%...
Sicuramente, è un po’ come veder crescere un figlio, ricordo che lavorammo anche il giorno 16 agosto, nella pausa uscii fuori dallo studio (che si trova nella zona del Vomero, la parte alta di Napoli), tutti i negozi erano chiusi, crendo un’atmosfera senza aria, quasi metafisica e in un attimo di sconforto mi chiesi se tutto quel tempo, quelle spese e quella fatica sarebbero serviti a qualcosa, ma ogni volta mi rendo conto che al di là di tutto io sono questo e non posso né voglio prescindere da me stesso. Inoltre sono davvero assai grato alla gente che ci supporta, non solo quando è comodo farlo, ma anche quando sono presenti, ad esempio, ai concerti più “scomodi” dove c’è un biglietto da pagare e magari il luogo non è proprio sotto casa. L’anno scorso suonammo in Liguria e delle persone vennero apposta da Venezia per ascoltarci, una cosa simile è successa ad Ancona con un fan di Pavia, sono queste le persone a cui sono più grato e che mi danno la forza di andare avanti.
E per quanto riguarda il mondo delle sette note. Quali cambiamenti hai riscontrato dai tuoi esordi ad oggi?
Una progressione da un modo di comporre più cervellotico e complicato dei primi tempi a una forma più semplice, ma non per questo ovvia (almeno spero

C’è qualche differenza di base quando si compone una colonna sonora anziché un album che va ad aggiungersi a quelli della propria discografia?
Le colonne sonore che hanno usato per alcuni servizi in RAI o per alcuni documentari sono sempre state tratte dai miei album, quindi non saprei risponderti. Tuttavia spero che una richiesta per una colonna sonora inedita giunga presto, è una sfida che mi piacerebbe davvero tanto affrontare.
Moderno e classico, sono due situazioni difficili da far convivere in uno stesso album?
Direi di no, anche perché io sono così, quindi è fisiologico trasmetterlo anche alle mie note, dove non ci sono forzature non c’è difficoltà.
Com’è nato il tuo amore per la musica?
Da piccolo mio padre mi faceva ascoltare Battiato, De Gregori, Ivano Fossati, poi a quindici anni ho iniziato ad ascoltare Metal, ho iniziato a quell’età acquistando una chitarra elettrica molto economica e a suonare in una band Death Metal (che divertimento!) poi è venuta la passione per la musica classica e per il medioevo e decisi di iscrivermi al Conservatorio.
Dedichi tante ore allo studio ed al perfezionamento artistico?
Il modo di studiare cambia nel tempo, attualmente prediligo leggere, guardare i dipinti ed interagire con gli altri, mi dà molto di più rispetto a passare ore a fare delle scale sullo strumento, certo quando i concerti si avvicinano faccio anche quello, ci mancherebbe.
Raggiungere un proprio stile ed identità, quanto è importante per un artista?
Si tratta di un procedimento che corre in parallelo con la propria formazione umana e culturale, non sono procedimenti disgiunti, né è semplice spiegarlo. Le condizioni in cui ci siamo formati, gli incidenti di percorso, le esperienze di qualsiasi tipo vanno a condire il nostro essere sia in campo professionale che personale.
Ci sono dei musicisti o dei compagni di viaggio che desideri ringraziare per la riuscita di questo tuo nuovo disco?
Il fonico che ha curato il lavoro, Claudio Esposito, e che ha dato un suono al disco di cui vado fiero. Con lui abbiamo passato ore e ore di lavoro, che non mi è mai pesato grazie all’ingrediente amicizia.
La squadra degli obliqui, che mi hanno dato il cuore oltre alla loro professionalità.
La mia ex compagna, che mi è stata vicino durante le registrazioni, con la quale ho condiviso l’amore per la Storia dell’Arte e anche tanta sofferenza, ma spero resti il bello che c’è stato.
Gli amici che mi sono stati vicini in quest’anno così difficile a livello personale.
Chi mi sta vicino adesso.
Siti dell’artista:
www.cordeoblique.com/
www.myspace.com/cordeobliqueunofficial
www.lastfm.it/music/Corde+Oblique
www.youtube.com/user/cordeoblique
Si ringrazia Laura Gorini per la gentile collaborazione

